Tre domande al Sindaco di Palermo

September 22nd, 2013 | Posted by barbara in Palermo 2019 | Politica Culturale - (Comments Off)

Tre domande al Sindaco Leoluca Orlando

 

 

Forse una mossa infelice del sindaco…

September 17th, 2013 | Posted by barbara in Palermo 2019 | Politica Culturale - (Comments Off)

 Conferenza stampa

Oggi mi sono svegliata e sono rimasta inorridita nel leggere che ieri il nostro sindaco Leoluca Orlando aveva ospitato a Villa Niscemi (casa sua ma piuttosto casa nostra) la conferenza stampa di presentazione del progetto “€urexit”, ossia un nuovo movimento civico che promuove l’uscita dell’Italia dall’Eurozona. Ora, sogno o son desta, ma è lo stesso sindaco che ci ha candidato a Capitale europea 2019 e che organizza le feste campestri alla Zisa (ci si crederebbe dentro un quadro di Bruegel il Vecchio) per celebrare tale progetto, in nome di una cultura fast-food, mangiata e digerita in piedi che trova il tempo che trova, quando lo trova naturalmente poiché una volta digerita ben poco resta alla città e al progetto di una reale e duratura politica culturale. Insomma spero che non sia troppo tardi, che non ci siamo giocati la candidatura per sommossa e cospirazione contro la UE o semplicemente per una scelta infelice che potrebbe lanciare uno strano messaggio alla commissione che giudica le candidature: il messaggio di non credere completamente all’Europa. Ovvero spero che il nostro primo cittadino capisca che nella vita bisogna prendere delle posizioni e che esse vanno difese contro venti e maree, spero che tenga a bada la sua rinomata ospitalità per il bene della città, e che nell’anno in cui Palermo sta combattendo una battaglia per risorgere dalle ceneri, la fenice non perdi la guerra suicidandosi con dichiarazioni e apparizioni dell’ultima ora.

 

 

Palazzo Abatellis, il Museo in umido

September 3rd, 2013 | Posted by barbara in Arte | beni culturali | management culturale | Palermo 2019 - (Comments Off)
Mio articolo sul drammatico stato di conservazione delle opere del Museo Abatellis di Palermo scritto per LinkSicilia e pubblicato il 2/9/2013, raggiungibile a questo link

 

CRONACA IN DIRETTA DEI DISASTRI DELLA REGIONE SICILIANA IN MATERIA DI CONSERVAZIONE E TUTELA DEI BENI CULTURALI

I fine settimana d’Agosto sono perfetti per gironzolare in città, Palermo si svuota, ed è piacevole riscoprirla attoniti dall’inaspettato silenzio che l’avvolge. Camminare subito dopo pranzo per esempio è un’esperienza quasi mistica, la città ti entra dentro…

A noi come a lei manca l’aria, il sole impietoso brucia i muri e scotta la pelle, e noi come lei giochiamo a nascondino con l’ombra cercando di non essere visti per non dover fare la conta. Camminando per via Alloro il portone spalancato di Palazzo Abatellis ci prende di sorpresa un sabato pomeriggio alle 14:00, travolgendoci in una visita pomeridiana inattesa e a dir poco surreale. Ecco la mia funesta visita alla Galleria Regionale di Palazzo Abatellis di Palermo, un sabato caldo e afoso d’agosto del 2013.

Entriamo, questo palazzo è un ricordo che è rimasto come imbalsamato nella mia mente di bambina, e ogni volta che vi entro la stessa identica sensazione riaffiora intatta e invade i miei sensi con il suo ostinato odore di naftalina. La naftalina conserva le cose, e a questa sensazione associo un luogo che dai tempi di Carlo Scarpa pare avere rinchiuso sé e le proprie opere in una sorta di scatola che solo apparentemente conserva intatti contenitore e contenuti. Apparentemente poiché la scatola si surriscalda al sole soffocando il contenuto e certamente non isola dal freddo lasciando i brividi percorrere materiali e uomini, in un continuo sbalzo di temperature e umori che lo rendono un luogo invivibile.

Scusate le metafore ricorrenti, ma cerco di far andare “la pillola giù” come direbbe Mary Poppins, infatti, una volta dentro ci si rende conto che dagli anni ’50 (anni appunto dell’intervento museografico del grande architetto veneziano 1953-1954 circa) questo luogo non è cambiato o quasi, e non importa se per farlo ha dovuto ignorare le regole minime della museografia contemporanea che esige, a ogni museo degno di portare questo nome, l’esposizione delle proprie collezioni in ambienti con condizioni microclimatiche ad hoc, conditio sine qua non alla loro conservazione, preservazione e tutela per le generazioni future, chiamasi : CONSERVAZIONE PREVENTIVA.

Premetto che la collezione della Galleria Regionale è straordinaria, ospita un numero considerevole di opere lignee che la rendono unica nel suo genere, se poi a queste si aggiunge il privilegio di ospitare capolavori assoluti della storia dell’arte occidentale quali l’Annunciata di Antonello da Messina, Il Trionfo della Morte del Maestro del “Trionfo della Morte” e il busto di Eleonora d’Aragona di Francesco Laurana, elementi che lo rendono un luogo da non perdere per un siciliano.

Abatellis_minia

Quindi, da siciliani visitare la Galleria Regionale di Palazzo Abatellis non è solamente auspicabile bensì doveroso. Ma nessuno può prepararvi alla sofferenza che questa visita comporta per ogni persona munita di un minimo di senso civico e amore per il proprio patrimonio artistico. Siamo ai primi di agosto, fuori ci sono 31° C con un tasso d’umidità del 71%, dentro ci saranno all’incirca 40° C con un tasso d’umidità pari probabilmente all’80%. Il personale ci accoglie sorridente malgrado manchi l’aria e l’umidità abbia reso i loro abiti umidicci e appiccicosi, e dopo avere empatizzato con loro sull’impossibilità di lavorare in tali condizioni, cominciamo a nostra volta ad inoltrarci in questa sorta di foresta amazzonica, spontanea manifestazione autoctona dovuta all’incuranza e alla mala gestione, cause tutte antropologiche e non certo climatiche.

Dopo la preoccupazione per le enormi opere lignee che si trovano nella prima sala, siamo rapiti dalla magnificenza del Trionfo della Morte, la disposizione mi ricorda vagamente quella del Cenacolo di Leonardo a Santa Maria delle Grazie a Milano, fatta eccezione che l’opera di Leonardo da Vinci è rinchiusa in un ambiente che mantiene un microclima ideale per la conservazione dell’opera e i visitatori vi entrano in piccoli gruppi e per un tempo ridotto.

Ora non esigiamo certamente l’efficienza lombarda nella gestione del patrimonio storico artistico, però ci si chiede come un’opera fragile come Il Trionfo della Morte possa trovarsi in una sala dove sia impossibile assicurare un microclima indispensabile alla sua conservazione. Per farvi capire in che stato di conservazione si trova l’affresco di Palazzo Abatellis, cito le parole dell’allora Assessore Regionale dei Beni Culturali, Ambientali e della Pubblica Istruzione, Raffaele Gentile, che già nel 1989, anno in cui l’opera ritornò da Roma dopo il lungo soggiorno presso l’Istituto Centrale del Restauro, scriveva: “Nasce qui l’idea della mostra didattica e della presente pubblicazione … intendono dare soprattutto conto degli interventi ultimamente effettuati su questo grande affresco dalle alterne vicissitudini conservative – un malato da sempre, diremmo, dalla salute cagionevolissima – e al contempo servono a farci prendere coscienza dell’ormai delicatissimo suo stato di conservazione, cui nemmeno il restauro stesso potrà ovviare in futuro senza l’adozione di preventive misure di cautela per la sua migliore salvaguardia.”

Continuiamo la nostra visita sperando che la situazione migliori e anche il nostro umore a dir vero. La nostra indignazione si trasforma man mano che percorriamo le sale della Galleria Regionale in sgomento e angustia. Al primo piano sono conservati i dipinti della collezione permanente, si tratta in prevalenza di opere lignee che vanno dalla croce monumentale di Ruzzolone e del Maestro di Galatina solo per citarne due, alla tavoletta di 45X 34,5 cm in legno di pioppo (legno tenero) dell’Annunciata di Antonello, senza parlare poi dello splendido trittico del Mabuse.

Ora, santo cielo, tutti sanno che il legno è un materiale estremamente igrospico, non vi spaventate, non è una parolaccia significa solo che acquista con molta facilità l’umidità dell’aria. Ovvero, questi dipinti hanno come supporto tavole di legno che si contraggono e si dilatano a seconda se cedono o assumono umidità (i legni teneri si muovono più di quelli duri), ciò vuol dire che questi movimenti continui del legno possono causare un’irreversibile deformazione del supporto che a lungo andare potrebbe anche risultare in una perdita per distacco dello strato pittorico, ragion per cui li si conserva in un museo assicurando loro un microclima ottimale ossia una temperatura costante di 18 ° C e un’umidità relativa al 60/65% (valori indicativi naturalmente).

Inutile dirvi che nulla di tutto ciò è garantito all’Abatellis, perché non ci sono i soldi, quindi uomini e opere sono vittime degli sbalzi termici che corrodono le opere e i nervi di coloro che nelle sale passano giorni, mesi, anni nell’attesa che qualcosa cambi.

Mi fa sorridere la relazione tecnica sui restauri dell’Annunciata di Antonello da Messina del 2006 a cura del Centro Regionale per la Progettazione e il Restauro della Regione Sicilia, poiché in essa si ribadisce la necessità di creare un microclima per accogliere l’Annunciata di Antonello da Messina ai fini di preservarla.

In questo opuscolo inoltre viene raccontato che dopo essere stata esposta al Metropolitan Museum di New York nel 2005 e alle Scuderie del Quirinale a Roma nel 2006 per la retrospettiva dedicata al grande pittore siciliano, i restauratori constatano quanto segue: “dalla comparazione delle indagini condotte prima e dopo la trasferta si è appurato che il dipinto non ha manifestato una particolare sofferenza durante le due esposizioni e ciò è sicuramente da ascrivere alle eccellenti condizioni microclimatiche dei due ambienti espositivi.” Bella costatazione: non ci sono ricette magiche ma criteri noti e accessibili a tutti coloro che volessero metterli in atto.

Allora cari amici se ne deduce che le opere forse sarebbe meglio tenerle altrove, in un posto dove sappiano prendersene cura, dove il Direttore del museo che li ospita si faccia carico delle sue responsabilità e assuma pienamente il suo ruolo, ovvero quello di essere il garante dell’attività del museo e il responsabile diretto ed indiretto della intera rete di relazioni e funzioni proprie al museo (Carta Nazionale delle Professioni museali, 2005), senza fatalismi né esemplificazioni.

Certamente dirigere un museo è un lavoro difficile che necessità devozione e competenza, attenta gestione dei fondi disponibili e reperimento di quelli necessari al buon funzionamento dell’istituzione e soprattutto alla salvaguardia del patrimonio in esso custodito. Da sempre, in Sicilia dirigere un museo è anche interloquire con la politica che li ha nominati garanti di quel patrimonio supplendo alle mancanze e denunciando le inosservanze.
Sono tornata a casa pensando alle meravigliose mani dell’Annunciata di Antonello, me le sentivo addosso quasi volessero condividere il dolore insostenibile di questo continuo dilatarsi e ritirarsi del supporto ligneo che le accoglie.

Senza parlare poi delle tavole raffiguranti i Dottori della Chiesa esposte nella stessa sala (San Gregorio Magno, San Girolamo e Sant’Agostino), sembrava quasi che chiedessero a me perché proprio a loro fosse toccata la sede di Palermo, e non gli Uffizi o Palazzo Sforzesco dove sono conservate (sane e salve) le altre parti del Polittico dei Dottori della Chiesa.

Non sapevo cosa rispondergli, forse devono anche guadagnarsi l’epiteto di “martiri della chiesa”, o allora potrebbero chiedere un trasferimento alle autorità di competenza. O forse, tocca a noi tutti essere più consapevoli delle responsabilità di cui ci facciamo carico a discapito di quelle che ci lasciamo scivolare addosso, forse proprio noi animati da un dovere civico ormai scomparso in nome di un individualismo che ci rende ciechi, sordi e muti, dovremmo apportare il nostro piccolo contributo nella salvaguardia del nostro patrimonio, quello che vorremmo trasmettere intatto ai nostri figli e ai figli dei nostri figli, non fosse altro che queste poche righe.

 

Intervista a Denis Chevallier

July 15th, 2013 | Posted by barbara in Arte | Arte a Parte | Palermo 2019 - (Comments Off)

Intervista a Dennis Chevallier, commissario generale dell’esposizione “Au Bazar du Genre”, MuCEM Marsiglia,  per il programma Arte a Parte del 10 luglio 2013, Dabliuradio.


-Barbara Morana: Buongiorno signor Chevallier, grazie di aver accettato l’invito. “Il sesso è biologico, il genere è culturale”, lo pensa veramente o è uno spunto che invita alla riflessione?

-Denis Chevallier: Lo penso, ma soprattutto è un modo di schematizzare, diciamo che questa differenza semantica tra sesso e genere sta in questo: nelle nostre lingue chiamiamo sesso il fatto di essere maschio o femmina, invece il genere è il modo in cui la società , e in questo caso quella mediterranea (da dove l’espressione “au bazar du genre” ) costruiscono gli individui in funzione della differenza biologica, affinché possano affermare da una parte la loro mascolinità e dall’altra la loro femminilità attraverso i codici culturali che sono quelli della propria società. Si tratta di un esposizione che cerca di mostrare come si è uomini e donne nel proprio contesto sociale, nel mondo mediterraneo, quindi quello che si vuole è parlare del genere e non solamente del sesso.

-Barbara Morana: La laicità francese permette di concepire una tale esposizione. Pensa che un’esposizione sul genere , così come l’avete strutturata sia immaginabile in un altro paese del mediterraneo, l’Italia ad esempio?

-Denis Chevallie: Chiaramente si, gli esempi scelti sarebbero un po’ diversi , se pensiamo ad esempio al punto di partenza delle esposizioni che sono le lotte femministe : “il mio grembo mi appartiene” , “noi vogliamo essere uguali agli uomini” o “alt alla società patriarcale e all’oppressione patriarcale che ci opprime da secoli”, alla fine si sarebbe trasmesso lo stesso messaggio in Italia, d’altronde i grandi movimenti femministi e la rivoluzione della contraccezione sono stati quasi simultanei in Francia e Italia alla fine degli anni 60 e inizio 70, prima con la legalizzazione della pillola e poi con l’aborto. Credo che ci siano molte similitudini tra i paesi del mediterraneo con molte più differenze tra i paesi del nord e del sud dell’area.

-Barbara Morana: La Turchia sarebbe tutta un’altra storia

-Denis Chevallier: E’ evidente. Ma credo che comunque il movimento sia lo stesso ed è quello che dimostra la demografia. Oggi, sia a Sud che al Nord del mediterraneo si fanno pochi figli. Hanno tutti 2 figli in media, se pensiamo che in certi paesi la media era di 5 o 6 appena 30 ani fa. Quindi una grande differenza! Le donne si sposano sempre più tardi, a 30 anni nel caso dell’Italia e della Francia, a dimostrazione dei nuovi rapporti tra uomo e donna e tra la sessualità e verginità . Ed è quello che cerchiamo di trattare in seno all’esposizione.

- Barbara Morana: Rispetto all’Italia c’è la questione della chiesa e quindi certi soggetti andrebbero trattati diversamente?

-Denis Chevallier: La religiosità è un aspetto importante, ed è molto presente in questa storia di affermazione del proprio genere, perché le chiese, sia quelle cristiane che la fede musulmana o ebrea, sono state molto restrittive, ovvero tutte hanno detto “ecco come devi essere e come ti devi comportare se sei uomo o se sei donna”. E penso che questo sia uguale in un paese laico come il nostro o in uno cattolico come il vostro.

-Barbara Morana: C’è il Vaticano a Roma quindi è più difficile!

-Denis Chevallier: Si, ma i problemi sono più o meno gli stessi !

- Barbara Morana: Il soggetto scelto per questa prima esposizione dimostra la volontà del museo di trattare i problemi sociali più dibattuti al momento? per esempio avete sollevato la questione del velo!

-Denis Chevallier: La linea di massima dell’esposizione era quella di mostrare come un museo che si propone come un museo di società, sia uno strumento, una sorta di arnese per far prendere coscienza ai visitatori della loro appartenenza al mondo e soprattutto ad un mondo in continuo movimento. Come farlo attraverso un linguaggio museografico? Poiché il linguaggio museografico, in generale è più legato a soggetti di natura storica, ovvero a raccontare una storia, piuttosto che a raccontare ciò che succede oggi o a domandarsi ciò che succede oggi. Quindi l’utilizzo da parte mia di documenti sonori e audiovisivi, o dell’arte contemporanea, servono per affermare proprio questo: si, si può parlare di ciò che succede oggi nel mondo in un museo. È lo si può fare in modo diverso di come lo si farebbe in un altro mezzo di comunicazione, poiché evidentemente, in radio potete parlarne, e lo fate per fortuna, in televisione se ne parla, esistono dei Siti Web, esistono le case editrici e la stampa specializzata che si occupa di questi temi, ma il museo ne parla e lo fa a modo suo, ed è ciò che ho voluto dire con questa mostra.

-Barbara Morana: Si tratta di rilanciare il museo come un luogo dove dibattere, finalmente!

-Denis Chevallier: Assolutamente, è tanto più un luogo dove dibattere, che il dibattito si fa al contempo con il pubblico che visita l’esposizione e si questiona su alcuni oggetti un po’ sorprendenti, e negli spazi appositamente creati. Per esempio abbiamo esposto un P-mate un dispositivo che permette alle donne di fare pipì come gli uomini, in piedi, un oggetto divertente, abbiamo “Imene artificiale” il kit acquistato su Internet che permette alla giovani donne che vorrebbero simulare la loro verginità, di farlo a un prezzo modico, abbiamo un giubbotto che simula la gravidanza, un oggetto che si trova in commercio che permette agli uomini di simulare la gravidanza e quindi accompagnare ed empatizzare con la propria partner. Tutti questi sono oggetti che hanno lo scopo di sorprendere e al contempo invitano alla riflessione. E Abbiamo anche un Auditorium di 300 posti, che si chiama Germaine Tillion, in questo luogo ed in altri spazi del museo si dibatte, proprio a partire da oggi, organizzeremo tutte le settimane degli incontri con ricercatori, o delle proiezioni di film che ci permetteranno di completare e rilanciare la questione del genere, dell’omosessualità, del velo, dei diritti delle donne.

-Barbara Morana: È perfetto, perché avete risposto alla domanda che volevo proporvi dopo, ovvero questa sorta di conversazione tra oggetti artistici e oggetti quotidiani in seno alla mostra, ma ha appena risposto a questa domanda, ed è molto chiaro, è una scelta voluta!
 L’ultima domanda, non so se è al corrente che Palermo, la mia città, si candida a capitale europea della cultura 2019, che ne pensa, conosce la città? pensa che sia fattibile? Possiamo portare a termine questo progetto ambizioso?

-Denis Chevallier: posso risponderle che in generale il fatto di essere capitale europea della cultura è un primato molto importante e dovete assolutamente riuscirci, perché è una leva per dinamizzare un offerta culturale che senza questo espediente metterebbe molto più tempo ad emergere. Il nostro museo, il Museo delle Culture d’Europa e del Mediterraneo, deve la sua esistenza, bisogna riconoscerlo, al fatto che Marsiglia è stata eletta capitale europea della cultura 2013, e quindi se Palermo venisse eletta capitale europea della cultura 2019, credo che sarebbe formidabile per voi e per tutti noi naturalmente, sarebbe il momento per esprimere al massimo la vostra creatività, di mostrare il vostro patrimonio, e poi eventualmente creare delle nuove infrastrutture culturali, che sono perenni, queste rimangono, che vi permetterebbero a Palermo di contare con un certo numero di musei, di centri culturali che permetteranno al pubblico e ai palermitani di meglio vivere il proprio futuro.

-Barbara Morana: Beh Inshallah, speriamo bene!

-Denis Chevallier: Beh lo spero per voi, in ogni modo non aspetterò il 2019 per venire a Palermo !

- Barbara Morana: Dovete assolutamente venire! Grazie mille e arrivederci.

- Denis Chevallier: Buona giornata, arrivederci!

 

 

Au bazar du genre, Féminin – Masculin en Méditerranée – PRESSE
Niveau 2 – 500 m²
Dates : Du 7 juin 2013 jusqu’au 6 janvier 2014 – Exposition temporaire
Commissaire général : Denis Chevallier
Conseiller artistique : Patrick Roger
Scénographie : Didier Faustino – Bureau des Mésarchitectures

Coproduction : MuCEM, Marseille-Provence 2013, Rmn-Grand Palais
En partenariat avec : France Culture + France Inter France 5

Intervista all’Assessore Giambrone

July 3rd, 2013 | Posted by barbara in Arte | Arte a Parte | Palermo 2019 - (Comments Off)

Mia intervista all’Assessore alla Cultura Giambrone del Comune di Palermo durante la trasmissione Arte a Parte, su Dabliuradio, del 3 luglio 2013, sulla candidatura di Palermo a Capitale europea della cultura 2019.

 

Mio articolo sul The George Town Dish di Washington sulla candidatura di Palermo a capitale europea della cultura 2019.

http://www.thegeorgetowndish.com/thedish/palermo-european-capital-culture-2019